martedì 9 settembre 2014

PRINCIPESSE E PRINCIPI


Titolo: Principessa Piccolina
Autore: Ulf Stark
Traduttore: Pino Costalunga
Illustratrice:  Carla Manea
Editore: Raffaello, nella collana Le Pepite


Consigliato a lettori di età compresa tra i cinque e i nove anni (e anche più)



Due volte a settimana riempio il mio zaino di libri e vado a scuola rinfrancata da questo carico. Martedì e giovedì, oltre a lavorare nella “mia” classe faccio la supplente. Poiché non posso sapere in anticipo in quale classe andrò, il mio zaino è davvero molto pesante: contiene libri per bambini dai 6 ai 10 anni. Non posso fare affidamento su quel che troverò in aula, perché spesso nelle aule non ci sono libri visibili, se non quelli di testo o Geronimo Stilton. Forse ce ne sono altri nascosti?
Gli altri insegnanti che, come me, hanno delle ore a disposizione per le supplenze, fanno svolgere dei compiti, degli esercizi a seconda delle materie che “cadono” in quelle ore. Siccome mi trovo a fare qualcosa che secondo me non ha molto senso - coprire le assenze usando le due ore di compresenza - riempio quel tempo agendo un'obiezione in modo concreto: quel tempo lo impiego leggendo ad alta voce per i bambini.
Alcuni libri circolano tra bambini di età differenti suscitando curiosità piacere e divertimento. Dipende dalla storia, dai protagonisti, dalle illustrazioni. Alcuni libri piacciono sia ai maschi sia alle femmine, nonostante il titolo possa far pensare che siano adatti più a un genere che a un altro. Ma chi lo dice? In libreria troviamo libri pubblicati per ragioni commerciali. Libri che rafforzano stereotipi e diffondono idee di genere che si fa fatica a scardinare se non poniamo la dovuta attenzione alla scelta di altri libri nati da un pensiero diverso.
Illustrazione di Carla Manea
Penso a Principessa piccolina,1 per esempio. Lo sto leggendo spesso, sia nelle classi dei piccoli sia in terza e in quarta.
Come altri libri per bambine, racconta di una principessa. Chi sono che fanno che pensano le principesse delle fiabe e le principesse dei romanzi, dei film, dei cartoni confezionati apposta per reiterare un certo modello di donna? Chi sono che fanno che pensano le Barbie, le Monster High, le Winks anoressiche e alla moda, sull'onda del successo e sempre con un “principe” in mente?
Bisognerebbe fermarsi un attimo e pensare a delle attività centrate su questi personaggi. Non per sottrarre alle bambine e ai bambini la libertà di scegliere i loro modelli ma per cercare di capire se dietro a questi personaggi ci siano davvero dei modelli da “imitare”.
Le fiabe, i cartoni, le serie televisive, i film d'animazione hanno plasmato la nostra immaginazione a tal punto che se pensiamo a una principessa ce la rappresentiamo con il corpo perfetto e con le caratteristiche “tipiche” del personaggio. Diversamente impegnate in faccende domestiche o trascinandosi in lavori diversi, forse non appassionanti, le “principesse” cui siamo abituati aspettano e sognano che un “principe”, obnubilato dalla loro bellezza esteriore, le porti via in un “reame” dove tutto ricalca un certo schema e risponde a delle attese precostituite. L'idea secondo cui una ragazza abbia un certo successo sociale se accompagnata a un uomo è ancora molto radicata. Questa rappresentazione della donna, spesso contenuta nel modello della principessa, è pericoloso. Anche le pubblicità intervengono a rafforzare il sortilegio” secondo cui una donna dovrebbe preoccuparsi di mantenere intatto il proprio corpo, inalterata la propria bellezza per poter conquistare un uomo e per conservare il fascino ammaliatore.
Nessun bambino e bambina si immagina una principessa diversa da quella conosciuta nei libri: non di certo può aspettarsi una principessa nana, come la protagonista di Principessa piccolina. È un libro che non suscita esclamazioni di protesta da parte dei maschi: piace molto anche a loro per il modo in cui sono tratteggiati i personaggi, per il modo in cui è raccontata la storia.  
Ho scoperto questo libro un anno fa a Bologna, durante un incontro sulla letteratura svedese per l'infanzia2. Erano presenti l'editore, l'autore e il traduttore, Pino Costalunga3. In quell'occasione è stato presentato Principessa piccolina, che mi ha colpito subito anche per la leggenda che ha ispirato la storia. 
Ulf Stark e Pino Costalunga sono amici.
Pino Costalunga e Ulf Stark
 
Parlano tra loro in svedese. Durante un viaggio di Ulf a Vicenza, Pino lo porta a fare una gita a Monte Berico, la collina che sovrasta la città. Di fronte a un alto muro di cinta con sopra una fila di nani, Pino racconta la leggenda di Jana, la principessa nana che si dice sia vissuta nella villa nascosta dalle mura. La leggenda è molto triste: racconta di una ragazza nana innamorata di un principe. Consapevole di non poter mai coronare la sua storia d'amore a causa del suo aspetto fisico, Jana alla fine si uccide gettandosi dalla torre. A Ulf il finale non piace e così decide di riscrivere la storia così come la leggiamo nel libro. 
Quando prendo in mano Principessa piccolina di solito maschero il titolo. Apro il libro dopo aver raccontato di una villa in cima a una collina dove si dice che un tempo sia vissuta una bambina di nome Jahviz, che nella lingua del regno in cui è nata significa “bellissima sorpresa”.
Nella storia agisce una coppia reale, bizzarra e comica. Oltre al re e alla regina c'è anche una maga/strega molto permalosa. 

Illustrazione di Carla Manea
Dopo vari tentativi di rimanere incinta, dopo aver consultato medici e sapienti di ogni sorta, la coppia reale si rivolge a una strega che però viene accolta con sufficienza dal re, diffidente dei suoi poteri. La tracotanza dell'uomo indispettisce la maga che esaudirà il desiderio di un figlio facendo sì che il sogno della coppia reale di avere un “piccolino” si realizzi prendendo alla lettera la parola pronunciata dalla regina. E così, dopo nove mesi nascerà una bambina che a otto anni non crescerà più di statura.
Jahviz cresce poco e niente ma ha una voce incantevole, canta in modo unico, riesce a incantare tutti, tanto che a sentire la sua voce gli animali nella campagna intorno rispondono per mostrare la loro bravura e il pane del fornaio lievita da solo per l'allegria che si respira nell'aria.
Jahviz vive dentro al palazzo, in un'ala ristrutturata apposta per non farle pesare troppo la differenza di statura: tutto il mobilio è proporzionato alle sue dimensioni. La ragazza sa di essere una principessa piccolina ma non si dispera. Trascorre il tempo leggendo, cantando e giocando con un topolino che svolgerà il ruolo di suo aiutante. Di certo non sta in attesa del suo principe, non lo sogna, non se lo immagina neanche.
La sua voce attirerà al palazzo un giovane principe che solo a sentirla cantare se ne innamora senza averla vista. Il re e la regina vogliono dissuadere il ragazzo che si dichiara pronto a sposarla. Lo metteranno alla prova sfidandolo in tre imprese impossibili. Jahviz che ha ascoltato tutto il dialogo tra i genitori e il giovane, decide di aiutarlo. A questo punto emerge il carattere del principe, per niente vanitoso, per niente arrogante. Risulta invece molto simpatico ai bambini che ridono e si divertono ad ascoltare le sue prodezze: infatti non riuscirebbe a cavarsela se non intervenisse sempre la principessa a trarlo d'impiccio e a fargli vincere la sfida. 
Al momento di incontrarlo peròla principessa si rifiuta di farsi vedere perché è convinta che il suo aspetto lo farà fuggire.
Illustrazione di Carla Manea
Dal palazzo Jahviz guarda la nave di lui salpare dal porto e prendere il largo. Non sa però che il principe è rimasto a terra deciso a sfidare il suo timore, determinato a incontrarla suo malgrado. Alla fine della storia il principe si presenterà a lei senza tentennamenti: il suo istinto gli dice che una ragazza con una voce così splendida non può che essere una creatura bellissima, a prescindere dall'aspetto e dalla statura. 
 
La storia raccontata da Ulf Stark dunque cambia completamente le sorti della protagonista della leggenda: Jahviz agli occhi del principe è grande perché occupa tutto il suo mondo, perché è capace solo con la voce di attirare persone e animali che si raccolgono alla sua finestra per ascoltarla cantare.
Alla fine della storia i bambini spesso rimangono in silenzio. Finora non ho sentito alcun commento sulla statura della principessa, sul fatto che fosse nana.
Spesso i bambini chiedono di poter fare dei disegni della storia ma il tempo a mia disposizione termina con il finale del libro. Riesco a malapena a chiedere loro quale potrebbe essere il titolo del libro. Le voci si accavallano gridando: «La principessa piccola! La principessa nana! La principessa piccolina!». 

Recensione scritta a maggio 2014 e pubblicata nel n° 3/2014 di CE, la rivista pedagogica e culturale del MCE

1 Ulf Stark, Principessa piccolina, Raffaello Editore, collana Le pepite, 2012. Traduzione dallo svedese di Pino Costalunga
2 Si può leggere dell'incontro bolognese al seguente indirizzo: http://lestoriecheamo.blogspot.it/2013/10/svezia-ad-alta-voce.html#more e sul n.3/2013 di CE.
3 Pino Costalunga, vicentino, è regista, attore e formatore. Responsabile artistico di Glossa Teatro di Vicenza, (http://www.glossateatro.it/) lavora molto come lettore animatore/promotore della lettura per bambini, ragazzi e adulti e cura corsi sul tema.